Questioni razziali – parte I

Trovo interessante leggere i commenti dei netziens quando si parla di musica asiatica e della possibilità o meno di avere occidentali integrati nei vari generim visual kei, kpop, jpop…

‘Il jrock è japanese rock perché lo fanno i giapponesi e il Visual Kei idem’.
Questa è stata una delle polemiche in voga ai tempi di Tokyo Hotel, Cinema Bizzare, DNR, DNR feat. Luminor, etc.
Ma in effetti il jrock si individua in quanto è sì rock, ma con uno stile proprio.
Il visual kei è ancora più complesso. Genere musicale? Stile visivo?
È nato dal glam, dal rock, dal metal, in termini sia di look che di musica. Soprattutto i primi gruppi fra gli anni ’80 e ’90, sembravano ispirarsi abbondantemente e chiaramente ad altri musicisti occidentali. Si parala di ragazzi che come succede ancora oggi un po’ ovunque nel mondo, formavano gruppi per suonare cover di gruppi rock e metal di fama mondiale e che nel tempo hanno iniziato a scrivere la propria musica.

Oggi la scena si è evoluta, e continua ad evolversi, perché se agli inizi c’erano praticamente solo i Loudness come riferimento di rock made in Japan,

nel tempo si sono aggiunti i molti gruppi degli Exstasy Summits dei primi anni ’90. Da X JAPAN e LUNA SEA, nomi ancora in grado di radunare decine di migliaia di fans, a Ladies Room o Tokyo Yankees…

Gruppi che hanno ispirato generazioni successive, contribuendo così allo sviluppo di un rock giapponese distinguibile per sonorità e non solo nazionalità dei musicisti.

Il visual kei è arrivato anche in Europa come palesato da alcuni gruppi usciti diversi anni fa.
E se Tokyo Hotel e Cinema Bizzare hanno riscosso un successo maggiore dei nostrani D.N.R., sono stati questi ultimi, nel periodo della collaborazione con Sebastiano Serafini (modello di origini italiane che lavora fra vecchio continente, Stati Uniti e Giappone), a partecipare allo Stilish Wave event all’Akasaka Blitz nel 2012. La prima volta per degli occidentali.

Le critiche mosse a loro qui in Europa, ovviamente sono state del tipo: il visual kei è giapponese e voi non lo siete. Ma loro si definiscono euro-visual, ammettendo così entrambe le radici: quella etnica e quella musicale.
Lo stesso Sebastiano Serafini è in effetti paragonabile a un idol asiatico. In Giappone ha un suo progetto musicale, lavora come attore e come modello, ha un suo blog su Ameba. Eppure è occidentale. E ben meno famoso da noi che lì.

C’è un altro ragazzo italiano, Marco, che avrebbe dovuto debuttare nello showbiz asiatico e di cui invece dall’annuncio del debutto non si sa più niente.
Era stato selezionato per debuttare negli E.S.Q., un gruppo internazionale sotto Avance Entertainment. Ma se si cercano informazioni si scopre che il sito della Avance Ent. non esiste più, non esiste più l’agenzia e due dei 5 ragazzi che dovevano debuttare nel gruppo secondo Wikipedia si ritrovano sotto Areia Creations, altra agenzia ancora attiva.

Chi sta invece cercando attivamente di fare breccia nel mercato del kpop è Chad Future, ragazzo americano che tramite collaborazioni con alti idols sta cercando di emergere nel mercato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: