G Dragon – Coup D’etat, analisi e impressioni

E’ uscito oggi il nuovo video di G Dragon.
E direi che mette a tacere una volta per tutte le voci di supposto razzismo o offese vaire causate dalle foto da lui postate in cui aveva il viso nero.
Ma soprattutto ribadisce la grande capacità di elaborare video assolutamente personali e particolari.

A vedere già solo il video e sentendo i brevi riferimenti ai suoi lavori precedenti direi che GD avanza ulteriormente sulla strada iniziata con One of A Kind.
Ma va oltre.

Qui non c’è più il G Dragon hyper di Crayon, ma neanche di Michi Go. Le tinte del video e della canzone sono più cupe e serie. Si parla di morte e di rinascita.
Se tendenzialmente gli ultimi lavori, tralasciando That XX erano seri ma mascherati da giochi quasi senza senso (e invece avevano moltissimi significati), Coup D’etat da un lato sembra più chiaro nei suoi intenti e messaggi, dall’altro ancora una volta cela richiami visivi e simbolici ad altri lavori precedenti, ad altri artisti, a eventi e situazioni.
Questo forse più degli altri, è un video che si muove fra il semplice autobiografico e la rinnovata dichiarazione artistica.

A partire dall’immagine iniziale di lui vestito solo con un panno, in modo quasi da ricordare il Cristo, ma non nella sua accezione religiosa, bensì più rivoluzionaria di chi risorge dal nulla, tanto da essere non il Cristo, ma un povero, tutto il video ancora una volta parla.

Si vede chiaramente oscillare nella penombra sulla testa di GD mentre inizia a cantare, un pendolo a forma di mondo, prima di passare all’immagine del bambino davanti a una tomba. Il guanto rosso che indossa il bambino fa capire che è lo stesso G Dragon bambino davanti alla sua tomba.
Il pendolo è quasi il filo conduttore del video.
L’immagine del pugno chiuso sul petto (mano appunto coperta da guanto rosso) e vestito praticamente a lutto sembrano legati all’immagine di GD nella foresta di alberi e donne con un evidente macchia rossa sul petto in corripondenza del cuore.
Le donne, che mi ricordano molto la donna in Mirotic (TVXQ) che si muovono dietro gli alberi bianchi, dato il colore dei vestiti e l’atteggiamento, sembrano rappresentare la corruzione sensuale, più sinuosa e ingannevole, che si riesce a celare dietro un’apparente innocenza e immacolatezza. Donne che ammaliano e vogliono ammaliare, ma che sono cieche, non possono vedere, perché hanno gli occhi coperti con le stesse stoffe e la stessa ricchezza con cui sono vestite. Come qualcuno ha ipotizzato sono le donne di cui GD si vede circondato, donne che lo vogliono e cercano di attrarlo non perché “lo vedono” (pensare a “io ti vedo” di Avatar), ma perché è un “idol”.

G Dragon torna ai colori essenziali di Heartbraker, li asciuga ulteriormente e gli attibuisce significati più profondi.

L’uomo nel mirino, o meglio l’uomo al centro dell’attenzione che è chiuso nel botteghino a vendere biglietti (si legge chiara la scritta tickets e non è casuale), è di nuovo un’immagine che parte in un modo e finisce in un altro, infatti all’inizio sembra GD ad essere “sotto sorveglianza” poi si vede che è l’uomo che sta guardando attraverso quel buco, unica parte visibile assieme a quella della mano da cui può dare i biglietti.
G Dragon ha quindi ancora una volta una doppia valenza, da un lato appare vittima dell’ossessione di chi dall’esterno lo vuole vedere, spiare, controllare, sedurre, dall’altro lui resta invisibile, e l’unico scambio che permette è quello gestito da lui. Lui vende i biglietti. Lui controlla l’esterno. Le stesse donne viste nella foresta non possono entrare dov’è lui, e se ne vedono solo le sagome fuori dalla finestra.

Intanto il mondo cambia, equilibri si rompono, e il mondo che fin dall’inizio oscillava in quella specie di torre sopra la sua testa inizia a battare contro le pareti facendo vacillare la struttura che lo rinchiude.

Si cambia quindi “morte”, ferita. GD sotto un albero bianco. Non un albero qualsiasi, bensì uno di cachi. Un albero carico di simbologie, almeno in parte se non totalmente ribaltate in questo caso. Innanzitutto è un albero longevo che indica il “non credere alle apparenze”, ma è anche l’albero delle 7 virtù, fra cui la capacità di resistere bene sia ai fattori climatici avversi che ai parassiti, fornisce ombra e le foglie che cadono sono un’ottimo concime per il terreno. E’ un albero autunnale, ossia appartiene alla stagione che prelude all’inverno, stagione che si lega molto alla morte (basta pensare alla leggenda di Persefone)
L’albero su cui poggia G Dragon è però un albero malato, i suoi frutti sono rovinati, la pianta stessa sembrerebbe morente. E lui? Forse è propri qui la chiave di lettura, egli pur indebolito, resiste, anche quando il cachi sta morendo.
Ma nel paesaggio con l’albero non è solo. Una donna misteriosa, vestita di nero e dal viso non visibile, cammina poco distante da lui, eppure è chiaramente irraggiungibile. Forse davvero, come indica l’affinità cromatica, lei è la sola donna che lui vede, pur solo da lontano e per cui resiste. Ma anche qui forse c’è un ulteriore gioco di simboli, perché lei ha in mano una motosega…

L’inquadratura successiva, un laboratorio molto diverso da quello di Michi Go, vede file di pentole ribollire di liquido nero (petrolio?) e denaro. Almeno da Andy Warhol e i suoi quadri con soggetto “il denaro”, i soldi nell’arte sono diventati parte integrante del gioco, ostentati e ridicolizzati da coloro che di volta in volta divengono idoli o icone. Anche GD sembra far vedere con la sua indolenza che è coscente della quantità di soldi che ruota attorno a lui, ma non è questo che gli interessa.
Eccolo quindi in un camerino (sporco), identificabile dagli specchi con lampadine attorno, che chiaramente ricalca l’immagine di prima pur sostituendo alle pentole le fila di tavoli e specchi. E in un richiamo visivo in parte a Sweeney Todd, ma forse più correttamente a tutta quella letteratura che parla di apparenze e follia legata ad essa, si vede mentre la sua doppia natura cerca di uscire rendendolo inquietante e “oscuro”.
Con il ritornello si cambia immagine.

Il mondo continua a troneggiare su tutto.
Questa volta è G Dragon ad essere bendato, di fronte ad una parete su cui sono disegnati due occhi. Immagine legata a quella seguente di GD di fronte ad un altra opera, dello stesso autore dei due occhi di prima Hariz Gufman, artista di New York famoso per il suo contributo alla street art. Si firma Haculla (firma chiaramente visibile nel video), e le sue opere si legano al tema della trasformazione.
Ma il messaggio è più complesso. GD ha gli occhi bendati quando dietro lui si vedono chiari due occhi, mentre subito dopo indossa un passamontagna che lascia visibili solo gli occhi coprendo la bocca in modo analogo allo sfondo in cui si vedono tanti volti senza bocca.
Le due immagini si completano, e il ritorno della prima immagine fa vedere che GD non è semplicemente bendato di fronte alla parete, bensì è lì perché bersagliato (da critiche? dagli attacchi della stampa?) e non può reagire perché non vede chi lo attacca né da dove. Tornando poi a GD col passamontagna si vede che giocherella con un sasso, come quelli scagliati allo GD bendato. Potremmo dire che è lui stesso che si colpisce dato il riferimento al doppio costante nel video, ma avendo il volto bendato e amplificato dai volti dietro forse non è GD che colpisce ma appunto l’anonima persona X che celando la propria identità può colpirlo impunemente.
Si torna anche brevemente all’immagine del mondo che oscilla, ma forse è più per ricordare che quel fatto resta sullo sfondo.

GD viene assalito dai giornalisti, le donne bendate di prima, ancora bendate. Di nuovo, si vedono i media che si interessano a lui ma solo in modo superficiale e fastidioso. Lui pur citando il testo di Cryon(Testa, spalle, ginocchia, dita dei piedi swag ), sembra ammettere di esserne rimasto sopraffatto e si fa vedere con la bocca coperta come da una maschera a becco di corvo, schiacciato (e sottolinerei la macchia bianca sullo sfondo nero quasi a ribadire la sua posizione rispetto a ciò che lo circonda), e attorniato dai corvi che ne aspettano la morte.
Per certi versi sembra ribadire la sua superiorità alla pressione esterna, ma anche ammetere che la subisce.
Si passa quindi al gran finale.

Una moltitudine di visi bianchi e tristi su una parete che iniziano a piangere lacrime nere. Lacrime che mano a mano ricadono sui visi più in basso, e GD solo allora spiega cosa avviene. Dietro la maschera è infatti lui, col volto nero di tristezza e risentimento dati dalla solitudine, dall’incomprensione, dalla pressione mediatica… che infine straripa, non può essere più contenuto e mascherato. Fluisce fuori dal corpo. La maschera viene rotta.

Si vede quindi GD fra delle ossa giganti di pietra, le sue. Si vede un volto distrutto, sempre quello suo di prima, delle costole che quasi lo proteggono e dei sassi che ricordano le scaglie della schiena di un drago.

E finalmente si torna all’immagine iniziale di lui come ribelle solitario.

Si iniziano ad alternare tre immagini. GD bendato fra le rovine del suo corpo, GD “risorto” e ribelle, e GD sotto il pendolo/mondo. Le immagini sono legate fra loro. Il sasso che GD sta per scagliare è chiaramente parte delle rovine fra cui cammina, prima bendato poi senza alcuna copertura sugli occhi. La ribellione e rinascita di GD mano a mano si completano. Lui sotto al pendolo fa vedere chiarmente che non resterà più sottomesso e parallelamente GD risorto si libera definitivamente dei residui del suo vecchio io, cambia pelle.

Quello che resta è un G Dragon nuovo, quello che non più cieco sta in piedi fra le sue stesse rovine.
La pietra scagliata contro il muro di fronte al GD risorto che quindi si infrange, finisce il racconto della sua morte e resurrezione.

Abbiamo quindi l’artista nuovo che ha cambiato colori. Una sorta di ninja rosso. Un rosso che non è più sangue come in Heartbreaker, ma passione, coraggio e lotta, sottolineato in parte dalle spille da balia che sembrano quasi rimandare alla simbologia punk, e quindi di nuovo rivoluzione, desiderio di trasformazione. E G Dragon fa vedere con l’ultima inquadratura di lui con dietro le varie bandiere rosse, che può sembrare uno e solo, ma dietro c’è altro.

Ciliegina sulla torta il mezzo simbolo della pace finale.
E’ mezzo simbolo della pace? O come è stato notato può leggersi anche come la sua firma GD?
E se fosse mezzo simbolo della pace cosa vuole dire? Sà che “half a peace sign” vuole sostanzialmente dire mostrare il dito medio?
Forse sta dicendo tutto ciò: GD adesso (più di prima) resterà al di sopra degli attacchi, delle critiche e delle varie pressioni che arrivano dall’esterno. Non con cattiveria, né per cattiveria, ma per scelta artistica e di vita. E tutto con grande passione, libero dai fardelli del passato.

Sinceramente dopo quest’ennesima dichiarazione non so cos’altro ha in programma.
L’Album Coup d’Etat, in cui sarà presente anche una collaborazione con Missy Elliot, ha tutta l’aria di diventare uno degli album migliori rilasciati da un artista coreano quest’anno, in barba al pop SM, alla seducente JYP, e agli stessi compagni di etichetta discografica di GD. PSY, Lee Hi, Seungri inclusi.

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Personalmente ribadisco la mia opinione: G Dragon non è kpop. Lui è un artista, nazionalità coreana, ma non ha molto a che vedere con la quantità di prodotti pop raccolti sotto la dicitura kpop.

Link:

Harif Guzman Official Web Site
Immagine dell’opera da cui sono tratti gli occhi sullo sfondo di GD
G Dragon accusato di razzismo (in inglese)
Scheda dell’album Coup d’etat su Wikipedia (inglese)

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