Ricordando il 6 Agosto 1945

Il 6 Agosto 1945 “Little Boy”, la prima bomba atomica usta mai in una guerra, fu sganciata su Hiroshima dal bombardiere “Enola Gay”.

“Enola Gay”, canzone composta da Sugizo (Luna Sea, X JAPAN, Juno Reactor…)

Il Giappone in quel periodo era in forte crisi. Le sue perdite erano continue e presto o tardi sarebbero crollati sotto l’offensiva statunitense. Eppure non erano disposti ad arrendersi, e in una politica quasi suicida l’esercito continuava ad arruolare ed esaltare il valore dei soldati e del loro sacrificio.
Il bobardamento di Hiroshima, e tre giorni dopo di Nagasaki, pose fine a questa politica, mettendo il Giappone in ginocchio non solo militarmente, ma anche psicologicamente.
Le atomiche distrussero centinaia di migliaia di vite, ne rovinarono molte di più. Basta pensare ai danni causati da Chernobyl per capire come due bombardamenti atomici con le loro radiazioni, possono aver contaminato il territorio.

L’America aveva mostrato una volta per tutte che “era più forte”, e il Giappone si è arreso all’evidenza.
Il popolo giapponese che per mesi prima della fine del conflitto era stato nutrito di propaganda nazionalista che tesseva le lodi del popolo giapponese, la sua superiorità e il suo valore, all’improvviso si ritrova spaurito, ferito e scoperto.


L’effeto del discorso che l’Imperatore fece alla nazione, rivelando la propria voce per la prima volta, fu in alcuni casi d’indifferenza, in altri di sorpresa, e disperazione da parte dei militari.
La resa ufficializzata creò scompliglio fra i militari che in parte si suicidarono, in parte si opposero con un tentativo di colpo di stato.

I Giapponesi hanno pagato carissimo l’orgoglio nazionalista e si sono ritrovati a mettere in discussione la propria stessa cultura e tradizione.
Tutt’oggi è evidente come sia ancora un mescolarsi di modernità occidentale e valori tradizionali locali, ammirazione e curiosità per l’Occidente, ma anche orgoglio nel riuscire a fare meglio, di più, a non essere da meno.
Ma la Guerra fra Giappone e Stati Uniti non si è giocata solo in casa.

Ci sono capitoli della storia che spesso si dimenticano, e si dimentica ad esempio che all’epoca del conflitto già molte famglie giapponesi vivenano in America del Nord. Famiglie che dopo Pearl Harbor (1942), da un giorno all’altro si sono trovate tutte sospettate di essere terroristi in contatto con la madrepatria pronti a colpire dall’interno gli Stati Uniti. Quelle famiglie sono state ghettizzate, espropriate delle proprie abitazioni e trasferite in luoghi dove potevano essere meglio controllate. Molti uomini e ragazzi accusati di essere spie sono spariti.

Il rapporto fra gli Stati Uniti e il Giappone è particolare.
Dopo la vittoria gli Stati Uniti hanno potuto costruire basi militari sul suolo giapponese, quelle basi nominate recentemente perché minacciate dall’attacco della Corea del Nord.


Passeggiare per Yokosuka è molto interessante, al di là delle navi militari è pieno anche di negozi militari e si vede chiaramente, nonostante alcuni cartelli in Engrish, che ha un forte contatto con gli Stati Uniti d’America.

Innumerevoli sono le personalità in ogni campo che hanno condannato l’uso delle atomiche, come anche i contributi artistici affinché venisse ricordato l’orrore della morte e della distruzione che hanno colpito Hiroshima e Nagasaki.
Si può leggere Julie Otsuka, auttrice americana di origine giapponese, o anche Ryu Murakami, ci sono anche molti libri sui Kamikaze, sul conflitto in Asia, libri che raccolgono lettere di soldati, che raccolgono testimonianze dagli ospedali in cui vennero ricoverati i feriti (gli hibakusha o  persone esposte alla bomba)… Ci sono le foto. Terribili.
Per non parlare di contributi musicali, e nelle arti visive.
I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki hanno colpito il Giappone, ma hanno mostrato al mondo la potenza distruttiva dell’atomica, e proprio per questo continua ad essere usata come arma intimidatoria.
E questo personalmente mi ricorda che sappiano essere veramente bestie spaventose.

Ma pregando a distanza oggi anch’io voglio ricordare le vittime del bombardamento, e sperare che chi ha questo potere, scelga di non uccidere ancora con quest’arma terribile.

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