Pop coreano VS(?) pop occidentale – Parte III

Le origini

Le origini del kpop si trovano negli anni ’90 proprio con il fiorire delle boy band e dei girl group internazionali.

Nel mondo forse la prima boyband veramente famosa (se togliamo i Beatles accettando che si legano più alla storia del rock che del pop), sono stati i Take That.



Poi sicuramente i Backstreet Boys hanno scritto un’altra pagina del pop, assieme alle Spice Girls.
Ma non dimentichiamo anche Westlife, Five, Blue o N’Sync sulla scena internazionale, oltra a quell’esperimento italiano che furono le Lollipop.



Perché anche l’Italia ha cercato di cavalcare l’onda del successo dei gruppi sopracitati, seppur senza grande successo dato che le Lollipop si sono sciolte dopo poco tempo. (Ma si sono riunite quest’anno.)

La Corea del Sud invece è stata più fortunata. Riprendendo la formula boy band, Lee Soo Man, l’odierno capo della SM Entertainment, ha saputo formare gruppi che hanno catturato i cuori dei teenagers al pari di quelli internazionali.
I capostipiti sono quasi sicuramente gli H.O.T. (leggere eich-o-ti), ormai sciolti, ma sovrani nelle classifiche nella seconda metà degli anni ’90. We are the future è uno dei loro maggiori successi e con un titolo incredibilmente veritiero.


Gli H.O.T. sono stati il futuro di una buona fetta di mercato musicale. Unendo un’immagine influenzata dal visual kei giapponese (come si nota meglio nei video del gruppo), all’idea di boyband mutuata dai fenomeni mondiali del momento, questo gruppo ha ispirato una generazione.

Nemmeno gli Shinwa, loro colleghi sempre nella SM, sono riusciti a scalfirne l’immagine, e hanno faticato anni per scrollarsi l’etichettatura di “(brutta) copia degli H.O.T.”.



Ma a onor del vero gli Shinwa sono risultati più duraturi, anzi si potrebbero definire il gruppo kpop più unito. Terminato il loro contratto sotto SM infatti, a contrario degli H.O.T., hanno abbandonato assieme l’agenzia, spostandosi sotto la Good Entertainment ed ora per il loro comeback hanno aperto la Shinwa Company. Inoltre al momento di lasciare la SM raccolsero fra loro i soldi per comprarsi i diritti del nome Shinwa.

Quindici anni dopo continuano a mostrare di essere una delle icone pop coreane.



Un po’ come i Take That (in questo video si esibsce con loro anche Robbie Williams)



Ma non erano solo boy band neanche in Corea del Sud. Uno dei gruppi rimasti famosi tutt’oggi sono le S.E.S., altro gruppo della SM. Anche loro ormai si sono sciolte, seppur dopo una carriera piena di successo.



L’immagine delle S.E.S. mi sembra diversa da quella dei girl group odierni. Vi sono video ed esibizioni in cui hanno un immaigne più adulta. altri in cui sono eleganti e seducenti, altre in cui sembrano più “bambine”
Invece l’immagine generale che ricevo dai gruppi femminili odierni è quella di sexy e piccoline, sexy e adulte, sexy e sportive etc.
Come ad esempio si vede nell’ultimo video delle SNSD.



Mi sembra inoltre, rivedendo video e performance live, che la differenza fra gruppi femminili e maschili fosse meno marcata. Soprattutto per quel che riguarda le coreografie che oggi sembrano spesso più complesse nel caso dei ragazzi rispetto a quelle delle ragazze, di cui vengono più che altro evidenziate le movenze sinuose. (Lo so che anche fra i ragazzi non si perde occasione per mostrare addominali e mosse provocanti, ma poi esistono molte occasioni in cui effetticamente ballano).
Ho trovato molto divertente a tal proposito un commento delle SNSD che parlando del video di Kissing You si “lamentavano” dicendo che si erano allenate imparando coreografie straniere di hip hop e poi nel video si sono trovate ad agitare un lecca lecca.

Altra pioniera del kpop che dal debutto continua a riscuotere successo, è BoA. A riprova della bravura di Lee Soo Man nel coltivare i suoi idol.
BoA ha debuttato piccolissima, questa è una sua performance del 2000, aveva 14 anni. Da alcuni anni era diventata una trainee della SM, e come tale studiava danza, canto, recitazione, inglese, giapponese e un poco di cinese.



BoA si differenzia dalle altre idol coreane di oggi sia per un discorso di anzianità ed esperienza sia perché la sua immagine non è mai provocatoriamente sexy. Rimane sempre circondata da una sorta di aura “regale”.

A cavallo fra gli anni ’90 e i ’00 (o come preferisco i noughties) si sono sviluppati molti gruppi e solisti kpop, ma i nomi che principalmente ricorrono sono questi: H.O.T., Shinwa e S.E.S.

Non ho in effetti citato Madonna o la più recente Lady Gaga, che sembra debba prenderne lo scettro. Ma credo che Madonna sia un’icona come Michael Jackson e al di là del suo successo più discreto negli ultimi anni, rimane nell’immaginario comune la pop star per eccellenza con i suoi capricci, vizi e virtù.



Lady Gaga è invece una sorta di icona contemporanea ma che colpisce principalmente per il suo aspetto “eccentrico”. Certo è che noi abbiamo avuto Renato Zero in tempi non sospetti…



… e il glam (da cui parte anche il famoso visual kei), non è esattamente uscito di recente.
David Bowie (e non solo) ha fatto del proprio guardaroba e del trucco uno spettacolo parecchi anni fa.



Ciò non toglie che Lady Gaga sa fare spettacolo.




Pop coreano VS pop occidentale

Il pop coreano in definitiva è pop, ma non pop “all’occidentale”.
Nel kpop viene data grandissima importanza alla preparazione pre debutto, mentre molti idoli internazionali vengono “costruiti” in itinere.
La spontaneità occidentale “totale”, che viene poi strutturata nella creazione di un personaggio che abbia le caratteristiche proprie del performer, è sostituita da una spontaneità “preziosa” che si ritrova in interviste, sorrisi, reazioni ad errori o a sorprese…
Idol e management hanno anni per conoscersi e capire quale sia la linea di condotta con più probabilità di successo.
Se molti idoli occidentali giovanili emanano quell’aria da ragazzi della porta accanto e sembrano promuovere l’idea che chiunque con un po’ di fortuna può essere al loro posto, di contro gli idol coreani mostrano come chiunque lavorando sodo può divenire una celebrità.
Non so se le schedules delle pop star mondiali sono piene come quelle dei coreani. Probabilmente sì.
Dire che gli uni o gli altri sono meglio probabilmente è relativo e dipende da cosa piace in un gruppo.
Logicamete se per me conta una performance acrobatica e coinvolgente vedendo i 2PM li riterrò migliori di qualsiasi gruppo. Se guardo alle voci vi sono molti gruppi che possono piacere, se guardo in generale alle coreografie escludo chi non ha coreografie. Se mi piace un’immagine femminile briosa propenderò forse più per Spice Girls e S.E.S. che SNSD o altre idol kpop.
A seconda dell’età potrei interessarmi più a un gruppo di teenagers che a uno di trentenni. Come anche viceversa.
Potrei amare anche solo un gruppo pop e/o uno kpop.
Perché come non si amano necessariamente TUTTE le boyband partorite negli anni ’90, così non si deve amare tutto ciò che esiste sul mercato coreano. Si può scegliere.

Personalmente mi ritrovo oggi a seguire solo alcuni gruppi kpop, ma in modo praticamente passivo mi ritrovo aggiornata anche su chi non seguo se è particolarmente famoso, e riguardando cosa ha dominato le classifiche mondiali un tempo e cosa ha successo oggi, non mi sento di dire questo è meglio o quello fa schifo e via dicendo.
Un gruppo pop nella maggioranza dei casi è interprete di canzoni che la casa discografica propone, non è come il musicista o cantante che compone i propri pezzi. Certo c’è un margine di scelta, ma quando chiunque di questi performer viene criticato perché fa musica che non piace, e non si capisce perché piaccia, trovo che sia da guardare non tanto a loro che sono solo la punta dell’iceberg, ma a tutta la macchina intorno che produce e fa vendere quella musica.

Pop occidentale o pop coreano? Trovo siano gemelli eterozigoti e che si possa amare l’uno, l’altro, entrambi, parte di uno e/o dell’altro.
Ma oggettivamente la preparazione che si fanno gli idol coreani è incredibile rispetto a quella dei gruppi occidentali. Aiuta sicuramente la lingua, perché già di base in oriente i gruppi spesso preparano un pezzo in due o tre lingue (coreano, giapponese, cinese o anche inglese), mentre in occidente un pezzo viene concepito in inglese e, salvo casi particolari, in inglese rimane.
Inoltre anche le interviste all’estero e i concerti sono “facilitati”. Ritenere che ovunque si vada sia possibile comunicare in inglese fa sì che un asiatico la cui lingua madre non è l’inglese faccia meglio ad apprendere quantomeno i rudimenti della lingua locale. Pertanto molti idol hanno una base di giapponese e cinese, oltre a coloro che sono poliglotti per questioni personali (cresciuti in America, in Cina, a Taiwan etc.) e studiano per poter essere in grado di condurre senza grandi intoppi le proprie attività fuori dalla Corea del Sud.

Seguendo il kpop sembra proprio che essere un idol non sia andare per party e godersi la celebrità, ma piuttosto un lavoro, anche impegnativo, che da molte soddisfazioni ma che richiede anche grandi sforzi e sacrifici giornalieri.
E forse questa è la grande differenza fra i due generi e la ragione del succcesso che riscuote fuori dalla Corea del Sud in Paesi in cui neanche viene pubblicizzato (se non tramite passa parola).

Credo anzi che proprio questo successo, se si dovesse scegliere un vincitore ideale fra pop coreano e pop occidentale, in occidente farebbe vincere quello coreano.
Perché nonostante l’esposizione praticamente nulla di questi gruppi ai media nostrani esistono decine di migliaia di appassionati solo in Europa. Fan che nascono “spontaneamente”, e non perché bombardati da radio o tv che promuovono un determinato gruppo.
Inoltre sarà anche grazie alla giovane età di molti fan, ma viene dimostrato un impegno incredibile già solo per imparare i rudimenti della loro lingua.

Se i coreani copiano l’America ma c’è a chi piacciono più loro che i gruppi “americani”, questo può essere interessante. Perché piaccino più loro?
Sono tutti fake e sono tutti spontanei, in tutto il mondo. Sono personaggi, dopo tutto lavorano nello spettacolo, accompagnano la loro indole ad una “maschera” pubblica. Credo sia normale, e anzi ammirevole quanto più qusto avviene in modo naturale.
Ma non mi trovo daccordo con chi bolla gli uni o gli altri come gay, scemi, e altri “insulti” vari. Già solo per il fatto che spesso i lineamenti dei ragazzi orientali, soprattutto nello spettacolo, sono più delicati rispetto ad un nostro modello di bellezza virile. E il fascino ambiguo dell’androginia è divenuto merce ormai da parecchi anni. Forse lo è sempre stato.
Di contro è vero che in Oriente sembrano divertirsi molto più che da noi col travestirsi impersonando alter ego femminili, o indossando altri costumi o abiti buffi.



E’ stupido? Infantile? Giocano. E fanno intrattenimento in modo diverso da come avviene da noi.
Ma forse non è così distante da ciò che potrebbe piacerci, non a caso gli LMFAO hanno riscosso successo per metteri così in ridicolo.



E così è partito anche il successo di PSY. Non siamo abituati a questo tipo di gioco. Qui da noi. In Asia sembrerebbe diverso.
E anche questo può divertire, piacere o perché no, causare disagio.

I dati che restano però sono quelli secondo cui il Super Show dei Super Junior viene portato in tour mondiale con successo, l’SM Town e il Music Bank vengono richiesti in tutto il mondo, Europa compresa,la vendita su internet fa sì che dal Sud America al Giappone passando per l’Europa l’Asia e l’Australia si registrino vendite di CD e DVD di questi gruppi un po’ ovunque. Concerti al Bercy, al Madison Square Garden, al Tokyo Dome, allo stadio olimpionico di Pechino e così via sono avvenuti e continuano ad essere organizzati, perché è vero che è “una nicchia”, ma comunque numerosa e soprattutto attiva.

I fan di questi gruppi non si limitano ad adorare i propri idoli, ma spesso si organizzano in iniziative che li supportino o che aiutino altri in nome loro. Catering sul set durante riprese di film o video musicali, fiori ai concerti, regali ai compleanni o per celebrare nuove uscite e premi, ma anche donazioni in beneficenza a nome del proprio idolo sia in denaro che in cibo (spesso riso). Affitto di spazi pubblicitari per lasciare messaggi di supporto, e organizzazione ordinata ai concerti per striscioni, canti (i famosi fan chants) e “coreografie” con stick luminosi fanno parte della cultura dei fan locali, che ormai si è estesa globalmente.

L’hallyu c’è. Colpisce e si espande. E chissà che dopo il successo di Psy non ci sia col tempo maggior dialogo fra il kpop e il pop internazionale.

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