Introduzione al k-pop

Questo articolo è stato scritto prima che si verificasse il fenomeno PSY, di cui quindi non ho parlato.

Il pop coreano è sicuramente sconosciuto al grande pubblico, pur se ben più diffuso di quanto non si pensi. In Europa i Big Bang, gruppo di punta della YG Entertainment, hanno vinto l’MTV Europan Music Award come Best Worldwide Act del 2011. Hanno battutto Britney Spears per intenderci. Sempre lo stesso gruppo, o meglio i loro fan, chiamati VIP, hanno vinto quest’anno il premio come Best Fan negli MTV TRL Awards italiani. Dati importanti non tanto per i premi in sè, ma per ciò che rivelano ossia il lavoro organizzato dei fan internazionali, che sempre più ricercano vie per ottenere l’attenzione dei media e portare alla fama mondiale i propri idoli asiatici.

Altri nomi forse conosciuti a livello internazionale sono quelli di BoA, Bi Rain, TVXQ, e Super Junior, tutti presenti da anni sul mercato e punte di diamante dell’Hallyu, o Korean Wave, e tutti appartenenti alla stessa casa di produzione, la SM Entertainment.
La verità è che il pop coreano, sarà pure “banalmente” pop al pari di quello occidentale, ma non è un fenomeno qualsiasi.
In Occidente spesso si è parlato in termini poco lusinghieri di star musicali create a tavolino, eppure l’Hallyu si basa quasi interamente su questo metodo, e riesce letteralmente a sfornare uno dopo l’altro gruppi che puntualmente si impongono sul mercato asiatico.

Le case di produzione più influenti sono al momento la SM Entertainment, la YG Entertainment e la Cube Entertainment, che hanno sotto contratto la maggior parte degli artisti coreani che spopolano in Asia.
Sebbene quanto detto fin qui possa sembrare negativo bisogna riconoscere l’alta professionalità e qualità di questa industria.

I ragazzi (e le ragazze) che entrano a far parte di queste “famiglie” di produzione vengono sottoposti a un serio percorso formativo che li porta a divenire idol praticamente perfetti, in grado di cantare, ballare, recitare, se non anche presentari per radio e tv, modelli, compositori di musica o coreografie, etc etc. Il tutto a seconda delle caratteristiche specifiche di ogniuno. Il sistema è semplice e per certi versi ricorda quello dei reality quali X Factor. Vengono fatte delle audizioni e scelti degli allievi (in genere minorenni) che quindi vengono formati per anni all’interno della casa di produzione. In questo periodo si cercano di comprendere i punti di forza di questi ragazzi, si osservano i legami che naturalmente si creano fra loro e si sviluppano idee di possibili gruppi, i loro concept, e il ruolo, non solo artistico ma anche umano, di ogni possibile membro. Infine viene organizzato il debutto del nuovo gruppo, in genere accompagnato da qualche senior che li presenta al grande pubblico.

La consapevolezza che questi gruppi rappresentano per migliaia, forse milioni di ragazzi e ragazze dei modelli di riferimento, unita ad una mentalità decisamente più asiatica, fa sì che il comportamento stesso di questi idol sia volto ad influenzare positivamente i fans. In effetti questo punto è decisamente controverso. Da un lato infatti permette loro di mostrare grande umanità: essi costituiscono degli esempi di determinazione e dedizione nei confronti dei propri obbiettivi, ai quali vengono concesse quelle debolezze quali timidezza, tristezza e stanchezza proprio per rimarcare la loro forza nel superarle. Dall’altro perdona poco gli “errori” pur sempre umani quali ubriacature (e non solo se minorenni), fumo (e non necessariamente di droghe), ira, malattie e fidanzate/i.

Perché includo fra i cosìdetti errori l’ammalarsi o l’avere relazioni affettive. Perché ammalarsi è per certi versi una colpa agli occhi del management, essendo un ostacolo alle normali attività del gruppo, e quindi da evitare o quanto meno da limitare il più possibile. Avere relazioni è anche peggio. Mina l’immagine stessa dell’idol: per sempre giovane, single (quindi a disposizione) e idealmente estraneo ai desideri e bisogni normali di un ragazzo o di una ragazza comune. Ciò se si tratta di interessi eterosessuali, se invece entriamo nel campo dell’omosessualità, reale, e non suggerita per fanservice, il discorso è ben più rigido. Ad oggi credo si contino sulla punta delle dita i personaggi che hanno fatto coming out e con risultati disastrosi per la propria carriera, e si contano purtroppo anche almeno un suicidio famoso.

Fin qui però descrivo forse un tipo di idol stereotipato. I Big Bang, ad esempio, sono un gruppo di successo, eppure i membri sono stati più volte coinvolti in scandali anche per uso di droghe (marjuana), e se anche hanno dovuto scontare un periodo di inattività a seguito di ogni scandalo (sostanzialmente sono stati sospesi come accadrebbe in una scuola), rimangono un gruppo molto seguito e su cui la casa di produzione fa affadiamento. Ma probabilmente qui entrano in gioco vari fattori, quali l’immagine fortemente occidentalizzata del gruppo.
Aggiungo anche che è risaputo che molti degli idol coreani fumano e bevono, ma non per questo il loro successo è calato. Di alcuni inoltre vengono svelate le relazioni amorose, supposte o reali, nonostante il potenziale rischio di queste dichiarazioni. Perché se è vero che sarebbe sciocco e triste idealizzare questi idol come single, è anche vero che i fan locali sanno essere pericolosi e ossessivi in modo allarmante ed è quindi anche per ragioni di sicurezza che i loro legami privati vengono protetti.

I fan. Un altro punto problematico. I fan si sa, si chiamano così in quanto “fanatici” di qualcosa, in questo caso di uno o più gruppi, ma per quanto abbiamo visto anche in occidente casi di vero fanatismo, è difficile, oggi, trovare qui esempi analoghi a quelli dei gruppi di fan orientali.

Le fandom sono organizzatissime, e non solo in Corea e Giappone, dove in genere i gruppi stessi riconoscono un fanclub ufficiale. In tutta l’Asia, infatti, si formano efficenti fan club non ufficiali che però al pari di quelli ufficiali organizzano eventi in sostegno dei propri idoli. Inoltre molte di queste fandom ormai sono community mondiali. Le loro iniziative vanno dall’inviare regali (ovviamente costosissimi quali televisori, pianoforti, vestiti firmati, etc.) all’organizzare flash mob, donazioni a nome dei propri idoli e altre attività che in definitiva fanno pubblicità gratuita al gruppo. Fin qui però se parliamo della parte “buona”. Esiste infatti anche un “lato oscuro” ed è costituito dagli stalker, i saesang fan.

I saesang fan noi li definiremmo probabilmente dei criminali, ma per diverse ragioni, fra cui l’età (spesso sono minorenni) o il potere economico, non vengono mai effettivamente incriminati. I saesang fan vanno ben oltre l’idolatrare i propri idoli. Organizzatissimi come ogni altro gruppo di fan riescono, soprattutto grazie a denaro, a conoscere ogni spostamento dei loro idoli, scoprono gli indirizzi di casa loro e delle loro famiglie, i numeri di cellulare, quello che per noi è il codice fiscale, le targhe delle macchine, etc. Alcuni sono riusciti in alcuni casi ad introdursi nelle case dei loro idoli per scattare foto e rubare memorabilia. Tendenzialmente odiati dai fan ordinari, sono riconosciuti come una piaga giovanile tanto da aver meritato diversi servizi in tv e dichiarazioni ufficiali da parte dei gruppi colpiti da questo tipo di fanatismo ossessivo. Ad oggi il gruppo che ha subito maggiormente l’attacco dei saesang fan è quello dei DBSK, in quanto “sorvegliati” non solo in Corea ma anche in Giappone e altre parti del mondo. Ormai anche all’estero i fan sono venuti a conoscenza dell’importanza del fenomeno saesang e cercano di scoraggiarlo, ma in generale resta la domanda: come può essere permesso?

La risposta forse giace ancora una volta nell’immagine immacolata che si cerca di creare attorno a questi idol, affascinanti proprio perchè costruiti su questo dualismo di perfezione quasi divina e grande umanità. Ma non bisogna necessariamente supporre che questi idol coreani siano pupazzi in mano ai management. Le performance di ogni gruppo parlano da sè. Sul palco stanno dei ragazzi forti della propria preparazione ma anche di una reale passione, una componente fondamentale perché possano crescere e resistere alla pressione non solo mediatica. Le storie di molti idol parlano da sé, perché al di là delle avversità grandi o piccole affrontate, alla fin fine si ritrovano sui palchi più importanti dell’Asia ad affermare che se sono arrivati lì è grazie al loro impegno, compreso e supportato da staff, management e fan.

Senz’altro è durissimo essere un idol coreano, soprattutto a determinate condizioni contrattuali, tanto che non per tutti il gioco vale la candela e la SM Entertainment, che è indubbiamente la casa di produzione più forte sul mercato, è stata più volte additata come mostro che viola i diritti umani. Un’accusa mossa sia dagli artisti che dopo lunghe battaglie legali hanno rescisso il proprio contratto, sia dai fan di vari gruppi (in particolare dei DBSK e Super Junior). Nonostante ciò riesce comunque a dominare il mercato e con esso tutta la scena mediatica coreana e spesso giapponese, dove praticamente tutti i suoi artisti sono attivi con enorme successo.

Come si nota l’argomento circa il kpop è assai contradditorio, soprattutto se si è digiuni di conoscenze rispetto al panorama musicale giovanile asiatico, e di anno in anno si sviluppa e rinnova tutto il sistema su cui si basa. Ad oggi vengono tendenzialmente distinte tre grandi generazioni di gruppi.

La prima generazione è quella a cui appartenevano gli H.O.T., gruppo riconosciuto come il vero capostipite di tutta l’Hallyu, terreno di prova, non a caso, della SM Entertainment.

La seconda generazione è quella cui appartengono i gruppi citati all’inizio, DBSK, BoA, Super Junior… e fra questi i DBSK ricorpirono forse il ruolo principale, avendo aperto il mercato giapponese al kpop e, grazie anche ai Super Junior e alle loro sottounità, avviando l’era d’oro di colonizzazione ad opera del kpop.

La terza generazione è la presente, costituita tanto dai Big Bang quanto dagli SHINee, 2NE1, SNSD, 2PM, B2ST, f(x) etc. gruppi che sempre più approdano in Europa e nelle Americhe, senza nemmeno contare la loro importanza nel mercato asiatico.

Il kpop è infatti molto importante a livello economico, e di anno in anno sono sempre maggiori gli investimenti fatti in tal senso. L’Hallyu, ondata coreana, riguarda in generale la recente diffusione della cultura coreana nel mondo, ma indubbiamente gran parte del fenomeno si lega al kpop. Basti pensare che, in rappresentanza del kpop è stato organizzato un mini live del gruppo JYJ all’interno della presentazione della cultura coreana alle mogli dei presidenti delle nazioni partecipanti al Nuclear Security Summit di Seoul di Marzo. Una scelta particolare data la situazione delicata del gruppo, nato dalla separazione della formazione originale dei DBSK, e da allora ostacolato tanto in patria quanto in Giappone a causa della battaglia legale ancora in corso con la SM Entertainment.

Al di là di ogni possibile pensiero riguardo il sistema dietro i gruppi citati, ma anche a quelli che ho tralasciato, vale la pena dare un’occhiata a questo fenomeno in piena ascesa così da essere pronti quando e se l’ondata toccherà l’Europa e l’Italia. Intanto i (reduci dei) Super Junior sono in tour mondiale, i JYJ già parlano della loro intenzione di intraprendere un nuovo tour mondiale, ed è in produzione “I AM.” un film documentario sugli artiti della SM Entertainment a cui possono partecipare i fan di tutto il mondo.
Il kpop sta vivendo un momento decisamente positivo il cui sviluppo solo il tempo ci svelerà.

I AM è ovviamente ormai uscito, mentre ancora non si hanno notizie sul tour di JYJ, ma Xia Junsu ha debuttato come solista e ha già concluso il tour in Aisa, Nord e Sud America. Il tour SS4 dei Super Junior si è concluso con successo, molti altri gruppi hanno visitato le Americhe e il vecchio continente, inoltre in America sembra essere scoppiata la PSY mania, che però merita un post a parte.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Nievesflakes
    Nov 11, 2012 @ 11:18:58

    Il tuo post è veramente interessante. Da un po’ ho cominciato ad ascoltare gruppi coreani e a guardare drama (devi sapere che nella mia famiglia sono più i miei genitori ad essere ossessionati dai telefilm coreani grazie anche al canale Arirang su TV satellitare. Mia mamma è filippina e da loro il modello coreano spopola)
    Ho scoperto cose che non sapevo dal tuo articolo. Il fenomeno PSY è veramente dilagato a dismisura. Chissà che non apra le porte anche per il resto del K-pop in Italia. Ci sono canzoni e gruppi che meritano davvero!
    Un saluto

    Rispondi

  2. Doky
    Dic 27, 2012 @ 01:56:26

    Complimenti. Post davvero interessante ed utile. Mi piacerebbe però fare una semplice domanda in più. Riguarda le audizioni. Volevo sapere se fosse possibile essere presa in una casa discografica disponibile per ragazze italiane con tratti occidentali. Se magari potessero prendere una ragazza che non sia per forza coreana ma ben sì italiana. Io in questi ultimi tempi mi sto in oltre esercitando sul canto e sulla lingua giapponese. Sono davvero determinata.
    Attendo una risposta, grazie ancora.

    Rispondi

    • axelss
      Mar 02, 2013 @ 01:25:38

      Ciao, purtroppo per questioni personali sono sparita e non ho letto il tuo messaggio, ad ogni modo spesso i vari siti della SM, YG Cube etc. hanno una versione inglese in cui parlano anche delle audizioni.
      Se non sbaglio alcuni indicano se cercano o meno nuovi trainee, e addirittura invitano a spedire la propria application. Altre invece organizzanno direttamente scouting in paesi esteri. Ma non è qualcosa che conosco bene, cerco di darti altre informazioni nel weekend se le trovo.

      Rispondi

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