“Incontri” inaspettati

Ho scoperto che l’LG è una marca coreana.

Non mi ero mai posta questa domanda fino ad oggi, quando entrando in un negozio mi sono ritrovata su uno di questi schermi enormi di un televisore LG le SNSD o Girls’ Generation nel PV di The Boys.

Per carità il gruppo non è sconosciuto e in particolare The Boys è stato il loro debutto americano, ma mi ha fatto strano vederele li per lì. Chiedendo ho in effetti avuto conferma del mio sospetto.

In realtà ho un destino strano legato alle SNSD (sonyoshide, scusate trascrivo un po’ come credo dalla lettura coreana), sebbene non siano un gruppo che seguo direttamente. Le conosco più di riflesso, e perché se ci si avvicina anche poco al k-pop è impossibile non imbattersi in qualche loro lavoro.
Eppure anche vari mesi fa entrando in un negozio di quelli gestiti da cinesi con articoli della casa e via dicendo, c’era trasmesso un qualche programma tv su satellite che a un certo punto all’interno di un servizio ha passato GEE, una di quelle canzoni che credo siano parte dell’abc del k-pop.

Le SNSD sono sicuramente uno dei gruppi del momento (un momento anche piuttosto lungo), e come accennavo hanno debuttato anche in America, presentando The Boys, per esmpio, al David Letterman Show l’anno scorso (puntata replicata anche su Rai5 con sottotitoli…creativi).

Annunci

Lingue straniere

Ieri riflettevo camminando per le vie della città… mi ritrovo oggi con una base di giapponese, e un accenno di coreano, lingue che mi affascinano moltissimo ma che forse non sono le più handy in Italia.
Certo grazie al giapponese ho avuto modo di fare molte esperienze bellissime, conoscere persone e visitare luoghi che non nego, vorrei davvero rivedere, ma la lingua che realmente mi è stata più utile fino ad oggi è senza dubbio l’inglese.

In questi stessi giorni se non parlassi un minimo di inglese non potrei comunicare in molti casi.
Quando ero più piccola odiavo questa lingua, mi risultava ostica, non ne trovavo l’uso. Ma nel tempo è prevalentemente grazie ad essa che ho potuto fare ciò che ho fatto negli ultimi 7-8 anni.

Oggi come oggi potrei non amare l’inglese come un tempo, e non a caso mi sto interesando anche allo spagnolo e al francese (o forse sono cause di forza magiore?!?), eppure lo continuo a trovare immensamente comodo.

Ci sono anche episodi “buffi” come l’altro giorno in libreria quando ho trovato sugli scaffali “Venivamo tutte dal mare” di Julie Otsuka e leggendo la trama mi sono chiesta come mai avesse scritto due libri praticamente uguali (stavo infatti già leggendo un suo libro), ma poi ho realizzato che i due libri erano in realtà lo stesso, semplicemente io lo stavo leggendo in lingua originale e il titolo era diverso (The Buddha In The Attic). Tra l’altro trovo, a libro concluso, molto più evocativo il titolo originale rispetto al quasi inspiegabile adattamento italiano. Ma è una mia opinione.

Leggo molto in inglese, e se all’inizio era per esercitarmi e approfondire la lingua, nel tempo è diventata più che altro un’abitudine.

In realtà consiglio vivamente di coltivare la lettura in lingua inglese, ci sono molti paperback assai più economici delle versioni in italiano, e spesso disponibili prima dell’uscita in Italia. Diciamo che di questi tempi poter spendere una decina di euro su un libro che in italiano sta intorno alla ventina può essere comodo (non sempre la differenza è così eclatante ma ci sono anche casi del genere).
Inoltre a contrario dei libri in giapponese (dove il prezzo di copertina sale alle stelle per via delle enormi spese di spedizione), sono spesso disponibile e ordinabili nelle normali librerie.

Negli ultimi mesi comunque ho avuto modo di scoprire come lo Spagnolo sia effettivamente una lingua utilissima, e per questa e altre ragioni sto iniziando ad impegnarmi per diventare fluente anche lì. Il francese ultimamente lo ascolto spesso, ma sinceramente ancora lo trovo misterioso e rido da sola delle facce che faccio quando mi viene detto qualcosa che proprio non capisco.
La lingua che invece sto iniziando a capire più di come possa effettivamente parlarla è il coreano, d’altronde come saprà chi studia lingue, è una fase dell’apprendimento.

Mi piace studiare le lingue! Rivelano così tanto della cultura e mentalità di un posto. Anche se fino a che non ho iniziato a studiare il giapponese non me ne sono resa conto.

Sono così contenta e divertita in questi giorni che augurerei a tutti di ritrovarsi come me ora, a parlare mescolando 3-4 lingue e incredibilmente, capendosi.

Everyone let’s work hard studying foreign languages!

Visual Kei pot-pourri

Dopo la premessa che ho postato è forse bene mostrare alcuni video. Vado sui live perché tendenzialmente il live dà meglio l’idea di come effettivamente è un gruppo rispetto all’immagine trasmessa nei pv.

La scelta dei video riguarda in parte l’importanza dei gruppi, poco il mio gusto personale (sarebbe molto noioso), e molto il mio cercare di dare un’idea della vastità del “genere”. Inoltre vari gruppi marcatamente visual ai loro inizi, come i Dir en Grey, si sono evoluti nel tempo cambiando sound e immagine e se quindi si vanno a prendere gli ultimi lavori… si potrebbe rimanere confusi.

Inziamo con i “padri” del movimento, dall’ultimo live della loro “prima” formazione. X JAPAN, allora solo X, con Silent Jealousy.


Un altro gruppo piuttosto importante nella storia del Visual, ormai sciolto, è sicuramente quello di Mana. I Malice Mizer in un live di Illuminati. (Gackt alla voce).
AVVISO: il contenuto è un po’ “forte”, si ritrova tutto ciò che ho descrito nella premessa, e potrebbe dare fastidio. Molto poco allusivo.


Facciamo un enorme salto temporale e arriviamo a un gruppo dichiaratamente ispirato agli X JAPAN. Anche loro qui nella prima formazione. Versailles con Aristocrat Sinphony.


Rimanendo più o meno ai giorni d’oggi ecco un gruppo “anomalo”. Visual sicuramente, ma dal genere musicale molto particolare.Anche questo gruppo non è più attivo. Kagrra con Satsuki.


E, giustamente, un live, anche se un po’ vecchio, dei GazettE, Swallow Tail On The Death Valley.


Invece fra i rapresentanti del visual kei odierno citerei i Daizystripper, in ascesa negli ultimi anni.


Infine, poiché li ho citati all’inizio, i Dir en Grey, prima del cambio drastico di immagine. Raison d’etre.


Inutile dire che ho tralasciato molti gruppi, forse soprattutto nell’area tendente al gotico (Moi Dix Mois, DIO, Blood etc.), ma anche gli Alice Nine, i Mix Speaker Inc., Miyavi (agli inizi), tutta la famiglia legata alla Extasy Record (parliamo quindi degli inizi anni ’90), i L’arc en Ciel sempre degli inizi, i Buck-Tick…

Ma a parte casi come i Loudness è spesso sottile il confine fra visual kei e in generale rock/metal o simile. I lavori solisti di hide forse rientrano sempre nel visual, come per quanto si possa definire più specificatamente Oshare kei, anche LMC e An Cafe possono essere inclusi nel termine Visual. E Gackt al debutto solista con Mizerable era ancora molto legato alla sua immagine nei Malice Mizer…

In generale se qualcuno fosse interessato esiste il Cure Magazine, una pubblicazione giapponese apposita.

Mata kondo!

P.S. Vorrei inoltre spendere due parole per ricordare quanti di questi musicisti non ci sono più. In ordine di video cito persona, strumento e anno della morte:
hide (chitarra, 1998) e Taiji (basso, 2011) negli X JAPAN, Kami (batteria, 1999) nei Malice Mizer, Jasmine You (basso, 2009) nei Versailles, Isshi (voce, 2011) nei Kagrra.

Voci precedenti più vecchie